Se trent’anni rappresentano l’entrata nell’età della maturità, per la normale condizione umana (qualche buontempone di un compagno direbbe che siamo già abbastanza marci…), vuol dire che dovremmo averne l’evidenza, da qualche parte. Ma non siamo tanto bravi a fare autocritica, dobbiamo necessariamente fare affidamento sul giudizio di terzi, che non siano direttamente coinvolti nel ménage settimanale di questa strana congrega.
Abbandonando l’idea di invitare altri cori, come in una classica rassegna, abbiamo scelto di festeggiare questo anniversario importante solo con i nostri amici e i nostri fans e dobbiamo dire che questo ci ha dato ragione. Le difficoltà logistiche di reperimento della sala e l’indisponibilità di diverse persone, che avremmo voluto avere con noi, non ci hanno impedito di portare a termine i nostri intenti. Pur se fuori dal solito contesto orsaghese, ci siamo sentiti comunque a casa, e questo lo dobbiamo a quelle trecento persone che ci hanno avvolti con il loro calore.
E tante sorprese… un banjo per il Maestro Gil (il suo sogno da ragazzino), un frate orbo, il sequel giallo del Cencio d’Oro (ancora!)…
Un grande ringraziamento a tutti, in primis a Michele Versino, un carissimo amico del Coro Cantering, che ci ha deliziati con la sua verve; dice che “valeva il viaggio da Roma” ed augura a tutti noi di “rimanere come siamo per almeno altri 30 anni”… (ci stiamo attrezzando per le dentiere…). Un altrettanto grazie alle due simpatiche amiche Debora Milani e Marika Zanchetta, che hanno saputo cogliere meravigliosamente il clima del concerto, con le loro presentazioni ed improvvisazioni; grati anche per le stupende voci Le Stelle Mattutine, con quelle particolari sonorità e al loro Maestro e grande amico Luciano Borin; un caloroso grazie anche al Maestro Giorgio Susana, che ci ha fatto compagnia nel terzo tempo e che ci ha noleggiati per qualche minuto (eh...). E che dire dei due navigati suonatori, Marco & Marco, che sono piombati in sala ed hanno tirato su il morale a tutti quanti… dai.
Un doveroso ringraziamento agli sponsor, che ci hanno sostenuto finanziariamente e, per ultimi ma primi nel nostro cuore, agli Alpini di Orsago, che si fanno in quattro ogni volta che necessitiamo delle loro attenzioni.
Abbiamo cercato di dare il massimo, a livello canoro, sigillando la performance con una “tettoia” che, pur senza chiederlo direttamente, tutti si aspettavano che intonassimo, e diciamo che è stato proprio un tripudio di gioia e di allegria.
Al termine di questo resoconto, un contributo da parte dell’ultimo arrivato, grande acquisto, che in qualche modo, pur se parte interessata, ci dà un po’ di quell’evidenza di cui dicevamo all’inizio…
E’ stata un’emozione festeggiare il trentennale… dopo appena 16 mesi di appartenenza ufficiale al coro.
Già, io son l’ultimo arrivato, accolto come fratello da questo gruppo di amanti della vita, purché declinata con accenti femminei, culinari e naturalmente canori. Sì, perché questi sono i chiodi fissi di noi CdBini, naturalmente quando siamo nel contesto delle prove, perché al di fuori di questo tempo siamo persone normali, padri di famiglia, professionisti, artigiani, impiegati, … ( a parte l’idraulico…).
La serata del concerto è stata preparata dal nostro ineffabile comitato artistico e noi nella maggior parte abbiamo goduto, come il pubblico, delle sorprese preparate per festeggiare degnamente questo traguardo.
Molti sono i brani del nostro repertorio e per me ancora non molti sono i noti, che riesco a cantare… non in playback. Ma sapendo la scaletta per tempo si può studiare e così sono riuscito a partecipare attivamente, con grande soddisfazione personale: è proprio gratificante divertire e soddisfare il pubblico, e l’ansia di fare bene è mitigata dal piacere del cantare “per noi”, quasi che nel teatro ci fossimo solo noi. E stavolta cantavamo proprio per noi e incidentalmente per il pubblico. Questo ci ha permesso di resistere con la voce tutto lo spettacolo e poi anche per il dopo concerto.
Gilberto riesce a tirare fuori da noi il meglio e questo ci dà sicurezza, sappiamo che ci “suonerà” con maestria e quindi diamo fiato alle gole serenamente lasciandoci guidare dalle sue mani ed espressioni del volto.
Mi pare si capisca che sono felicissimo di essere stato arruolato!
(Ubaldo, detto subwoofer)
Ad maiora, cari amici. Ci attende un 2019 di gran casino insieme.
