OldNon chiedeteci il perché (non lo sappiamo neppure noi), dopo decenni di esistenza, abbiamo deciso di andarci proprio l'anno scorso (a voler andare a leggere le stelle, finisce che ci si scotta, come dice il Bepi...), ma è andata così, proprio un anno fa, esattamente, ci siamo inventati di partecipare al Festival Internazionale dei Cori, in Val Pusteria.

A dire il vero è da un po' di anni che noi Code stiamo mutando, ...forse evolvendo, forse rincoglionendo (ah, la prostata...), boh... sta di fatto che, un bel dì, trenta baldi lanzichenecchi si sono buttati nella mischia, con altri 85 cori, curiosi di capire cosa potesse succedere lassù, in questa tanto decantata kermesse coristica.

All'inizio ci siam sentiti un po' frastornati, poco avvezzi che siamo ad una logistica così rigida ed incastrata al minuto... Villabassa, San Candido, Sillian, ...poi sull'Elmo (con l'ovovia sbagliata...) ma siamo entrati presto in partita ed abbiamo iniziato a giocare le nostre carte.
Lo sguardo materno di Gil e l'invito ad un respiro profondo, a rilassarsi, a mandar via l'ansia da prestazione delle grandi occasioni... poi l'attacco...

Subito ci siamo accorti che, in sala, c'era una strana tifoseria scalmanata ("indisciplinata"), che sembrava averci già conosciuti, per come gridavano e saltavano sulle poltrone...
E i malcelati borbottii sul palco..., tra un brano e l'altro: "Ma chi sono quelli?" "Quali?" "Quelli vestiti da sister act!..." "Sono milanesi... (Denis, che è sempre documentato)..." "Ah si... si chiamano spirit qualcosa..." "czssst! (richiama all'ordine Ale)"...
Poi i complimenti, più che sinceri, che ci hanno subito riscaldati dentro e fatti sentire a casa.
E la serata del sabato, quando abbiamo percepito netta l'esigenza di andarli a coccolare, visto che non eravamo di corvée, in quel bellissimo Auditorium Mahler, a Dobbiaco, con una tifoseria quasi da stadio e il casino che sappiamo fare solo noi...

E sì che, in termini coreutici (e non solo), loro rappresentano, rispetto a noi, quanto di più lontano possa esistere: loro polifonici (maschi e femmine), noi irreversibilmente maschi, loro accompagnano anche col suono, noi solo a cappella, loro vestono eleganti, noi se potessimo andremmo in bermuda, loro cantano in inglese, noi fatichiamo con l'italiano, loro hanno un repertorio colto, noi uno popolare, loro danzano, noi puri stoccafissi...

Ma la Vita è fatta così, mette insieme gli opposti, quasi per divertirsi o, perché no, per completare i suoi frammenti, come succede per tante coppie o per i fratelli, il giorno e la notte...

Per farla breve, galeotto fu quel festival ...ci siamo innamorati.

Hanno poi voluto che andassimo a festeggiare da loro, il 24 maggio scorso, in porto franco, in quella memorabile giornata che QUI abbiamo cercato di commentare, portandoci appresso solo la nostra voglia di cantare, di scherzare e le rinomate grappe di Achille...

Ed ora questa dedica speciale, una dichiarazione d'amore fraterno, che ci ha lasciati a dir poco di stucco e commossi, che (col placet del Maestro Mauro) vogliamo pubblicamente condividere.

Siamo certi che, come succede tra fratelli, la distanza, il tempo e i possibili diversi destini non spezzeranno mai più questo legame, che intendiamo coltivare, nelle nostre possibilità.

Un strucòn da togliere il respiro, a tutti voi, e il nostro grazie dal profondo del cuore.
Ed è proprio un arrivederci, vecchie e tanto care anime.

TP


 

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